Un po di tempo fa avevo preannunciato la notizia ma da novembre sarà un dato di fatto: in Italia  la libertà di internet sta scomparendo.

<<A partire dal 20 Novembre 2009, allo scopo di salvaguardare la qualità del servizio Internet a vantaggio di tutti i Clienti, la velocità massima di connessione alle applicazioni peer-to-peer o file sharing potrà essere limitata fra le ore 7:00 e le ore 22:00.

Inoltre nelle offerte Dati in Mobilità con computer e cellulare (iPhone, BlackBerry, etc…) saranno introdotte alcune limitazioni e nuove condizioni per il traffico effettuato con applicazioni VoIP .>>

Maggiori dettagli dal sito Vodafone cliccando qui.

Traducendo in poche parole: nel primo caso, Vodafone tra le 7 del mattino e le 22 di sera limiterà il traffico verso qualisiasi tipo di applicazione p2p (e fin qui si potrebbe non obietare niente).

Il secondo caso è molto ma molto più grave. Per alcune offerte di internet in mobilità (vale a dire internet tramite le pubblicizzatissime chiavette usb) Vodafone limiterà (leggasi bloccherà) le connessioni attraverso il VoiP come ad esempio l’uso di Skype e di programmi similari.

L’utilizzo di applicazioni VoiP sarà possibile solo per alcuni piani e/o sarà necessario chiedere l’attivazione (leggasi il cambio) di un nuovo piano.

Con questa politica è cominciata ufficialmente la guerra delle grandi aziende di telefonia mobile al mondo di internet e del VoiP.

In un paese come l’Italia in cui ancora manca una copertura completa dell’ADSL (da Nord a Sud, grandi e piccole città, mare e montagna), in cui il mercato della connessione internet in “mobilità”) è in continua crescita, anziché pensare di investire in infrastrutture per rendere il paese “connesso” senza limiti e difficoltà, assistiamo invece all’ennesimo stupro dell’intelligenza umana. L’italiano deve essere spremuto come si deve.

La logica è semplice, io ti offro i servizi di telefonia mobile, io ti permetto di navigare in internet ma io mica sono scemo? vuoi telefonare da internet? o mi paghi di più l’abbonamento o semplicemente prendi il tuo bellissimo e nuovissimo cellulare e fai una bella telefonata.

Siamo in caduta libera, che qualcuno ci salvi.

Per il mese di Ottobre dovrebbero arrivare sul mercato le nuove schede video targate ATI e appartenenti alla Serie 5800.

In modo particolare dovrebbero uscire 2 soluzioni: la Radeon HD 5850 ela  Radeon HD 5870. La nuova serie 5800 sarà dotata di un nuovo chipset grafico con supporto alla DirectX 11.

AMD_Evergreen_01_c

Ancora non si sa molto sui nuovi prodotti ATI, indescrizioni parlano di una 5870 più potente dell’attuale top ATI vale a dire la 4870×2 (che ricordiamo ingloba due chipset grafici su un unico pcb). Sempre indiscrezioni collocano la ATI 5850 ad un prezzo indicativo di 299$ , mentre la ATI 5870 si aggirerebbe sui 399$.

Sarà un autunno ricco di sorprese, in attesa anche di maggiori info sul modello daul gpu che dovrebbe chiamarsi 5870X2 :-) .

Per leggere l’articolo originale in lingua francese cliccate qui.

Estratto dal sito http://antefatto.ilcannocchiale.it/ :

Queste le ipotesi della comunità scientifica sulle tombe di villa certosa:

  • Le trenta bellissime tombe non sarebbero fenicie, ma nemmeno sarebbero tombe; si tratterebbe dei boudoir utilizzati da Giampi Tarantini per alloggiare trenta amiche sue di passaggio a Villa Certosa. I costumi e i monili di ispirazione fenicia sarebbero da riferire alla “Notte Punica”, il tema della festa in costume in programma quella sera.
  • Le trenta bellissime tombe fenicie sarebbero copie moderne tanto fedeli quanto fasulle. Le avrebbe commissionate Berlusconi stesso per il numero del “Segno del Fenicio”, uno dei tanti scherzi che il premier-buontempone si diverte a giocare ai suoi ospiti (come la celebre gag del vulcano finto). Berlusconi ha appena finito di raccontare la leggenda dei trenta fantasmi fenici che si aggirerebbero nella Villa che all’improvviso si spalancano le tombe, sulle note di una nenia appositamente composta da Mariano Apicella.
  • Le trenta tombe sarebbero in realtà di epoca imperiale romana, per la precisione riferibili al basso impero. Si tratterebbe di sepolcri clandestini scavati per ospitare altrettanti tribuni che si erano candidati alla guida del Partitus Democraticus, una velleitaria formazione politica del v° secolo che si proponeva di rovesciare l’imperatore ma non ne ebbe mai il tempo perché sempre impegnata a rovesciare i propri capi.
  • Le trenta tombe fenicie sarebbero in realtà trenta tavernette abusive costruite negli ultimi cinque anni in altrettanti palazzi di Milano Due, trasportate e rimontate segretamente a Villa Certosa, ma solo in via temporanea, in attesa cioè del più vicino condono edilizio. Si distinguerebbero dalle tombe fenicie per l’arredo, leggermente meno sobrio.

L’articolo completo lo trovate qui.

A settembre nelle edicole, troveremo un giornale nuovo.

Un giornale <<nuovo,  libero,tutto nostro e tutto vostro. Un  giornale eccentrico,rispetto agli altri:”il Fatto Quotidiano
Un fatto nuovo. Perché?

1. Perché racconterà i fatti, fin dalla sua testata. Darà le notizie, le analisi e i commenti che gli altri non danno, o nascondono. Parlerà dei temi che gli altri ignorano.

2. Perché non avrà padroni: la società editoriale è composta da alcuni piccoli soci, compresi noi giornalisti, che partecipano con quote equivalenti a un progetto comune: un quotidiano fatto solo per i suoi lettori. Senza vincoli né sudditanze ai poteri forti, politici, finanziari e industriali, che usano i giornali per i loro interessi.

3. Perché non chiederà né avrà finanziamenti pubblici concessi da questo o quel partito.

4. Perché nascerà solo se avrà dei lettori interessati ad acquistarlo, e a leggerlo. Nel paese dei giornali senza lettori, mantenuti in vita dai contribuenti, anche e soprattutto da quelli che non li comprerebbero mai, noi faremo il nostro giornale soltanto se avremo un numero di lettori sufficiente per mantenerlo in vita.>>

Trovate maggiori informazioni cliccando qui.

Il nuovo quotidiano costerà 1,20€ ed uscirà 6 giorni su 7.  Il Fatto Quotidiano sarà disponibile anche online.

Il nuovo quotidiano ha le sue basi su un blog: http://antefatto.ilcannocchiale.it/. Il blog http://antefatto.ilcannocchiale.it/ si è imposto da tempo come uno dei principali blog di “informazione alternativa”, uno dei pochi blog capaci di raccontare quello che i normali massmedia omettono,distolgono e distorcono.

Sarà l’inzio di una vera informazione su carta stampata per tutti gli italiani?

Le premesse ci sono tutte ma gli italiani si devono svegliare e destare.

P:S: in attesa dell’uscita del giornale nelle edicole e online, informatevi su quello che accade realmente visitando il blog http://antefatto.ilcannocchiale.it/

Fino a qualche anno fa dopo che si aveva stipulato un contratto per un servizio di ADSL (con qualsiasi fornitore ADSL come Alice, Tiscali, Tele2,Fastweb,ecc.) si poteva recedere dal contratto senza incorrere in nessuna penale solo 1 o 2 mesi prima della scadenza del contratto annuale (rinnovato tacitamente di anno in anno).

Al di fuori della soglia del mese/i prima della scadenza naturale del conratto, il consumatore doveva corrispondere al Provider una somma prevista come PENALE pari ai mesi mancanti al raggiungimento della scadenza naturale del contratto. Se ad esempio  la scadenza naturale del contratto era fissata al 20/02/2010 e il 20/03/2009 si voleva recedere dal contratto, il consumatore doveva pagare una PENALE DI BEN 11 MESI DEL RELATIVO CANONE MENSILE.

Dal 2007  le regole che disciplinano i diritti di recesso e chiusura dei contratti nel campo della telefonia, televisione e comunicazione elettronica sono completamente cambiati.

La disciplina è cambiata con il cosi detto Decreto Bersani, vale a dire la legge n. 40/2007 che ha convertito in legge il Decreto Legge n. 7/2007

Il decreto introduce una serie di “liberalizzazioni” in diversi settori tra cui il diritto di recesso anticipato per i contratti stipulati con le compagnie di comunicazione mobile, fissa,elettronica e televisive.

In particolare cito il comma 3 art.1 della legge n.40/2007:<<I contratti per adesione stipulati con operatori di telefonia e di reti televisive e di comunicazione elettronica, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, devono prevedere la facoltà del contraente di recedere dal contratto o di trasferire le utenze presso altro operatore senza vincoli temporali o ritardi non giustificati e senza spese non giustificate da costi dell’operatore e non possono imporre un obbligo di preavviso superiore a trenta giorni>>

La principale novità risiede nella possibilità di “recedere dal contratto o di trasferire le utenze presso altro operatore, senza vincoli temporali e senza spese non giustificate da costi dell’operatore.

Questo vuol dire che:

  1. è possibile recedere dal contratto in qualsiasi momento senza pagare le penali come invece accadeva in precedenza
  2. le spese per la disdetta devono essere spese giustificate dall’operatore.

Sul secondo punto la legge è veramente troppo vaga. A quanto ammontano queste spese? quali sono le spese giustificate dell’operatore e quelle invece non giustificate? quale è la soglia tra una spesa giusta e non giusta?

Per cercare di rispondere alla domanda di cui sopra ho fatto una piccola indagine.

L’indagine è stata fatta prendendo come riferimento quanto riportato nei contratti dei principali Provider di servizi ADSL, contratti presenti nei relativi siti internet. Se nel contratto non erano indicati costi di disattivazione ho contattato personalmente il relativo servizio d’assistenza telefonico o online.

L’indagine ha preso in esame solo le offerte di abbonamento ADSL su cavo telefonico con profilo fino a 7 mega per l’utenza privata.

Sono stati riportati anche i costi dei relativi abbonamenti commerciali. La rilevazione è stata fatto in data 22/07/2009.

In rosso sono stati evidenziati i valori massimi in verde i valori minimi.

costi di disdetta adsl

Dalla rilevazione è emerso che:

  • i costi di disdetta vanno da un minimo di 47,60€ a un massimo di 60€
  • in un caso, il costo di disdetta non era indicato ne nel sito internet ne nel contratto.
  • in due casi il costo di disdetta è dovuto dal consumatore solo in caso di disdetta entro il primo anno di abbonamento

Da notare anche che in quasi tutti i casi il costo di disattivazione corrisponde a 2 o più mensilità del relativo canone di abbonamento.

A margine una nota dolente, dai costi di abbonamento per la stessa tipologia di servizio si evidenzia come non ci sia concorrenza e come i i canoni mensili risultano praticamente allineanti da un provider ad un altro (eccetto Fastweb che utilizza una infrastruttura diversa e che forniscie anche servizi accessori già compresi nel canone).

A questo punto bisognerebbe conoscere quali costi reali sostiene il provder per le attività (di segreteria, commerciali,tecniche) di disdetta e chiusura abbonamento. 60€ sono corretti? come giustifica il provider i 60€?

Non è invece possibile che il costo di disdetta sia invece una “penalina” essendo esattamente uguale (o quasi) al costo complessivo di 2 o più mensilità?

Vi do un consiglio ragazzi e ragazze. Quando chiedete la disdetta tramite raccomandata, specificate nella lettera che volete recedere anticipatamente dal contratto secondo quanto stabilito dal Decreto Bersani.

Ci sono operatori e provider che potrebbero interpretare (secondo me in male fede) la disdetta secondo la vecchia normativa in barba al Decreto Bersani.

Inoltre è vostro diritto sapere nel dettaglio le causali del costo di disattivazione, dunque fatevi dare una giustificazione precisa e non vaga del costo sostenuto.

Infine, l’operatore ha fino a 30 giorni di tempo per procedere alla chiusura del contratto. Attenzione, ho detto fino a 30 giorno e non 30 giorni. Vuol dire che la chisura del contratto può avvenire da 1 a 30 giorni. Alcuni operatori (sempre secondo me in mala fede) sono portati a chiudere definitivamente il contratto proprio al 30° giorno, quando magari potrebbero farlo in 10 o 15 giorni. Il motivo è chiaro, il consumatore è costretto a pagare qualche giorno in più per l’abbonamento che tende a scadere.

Anche il questo caso il consiglio è quello di farmi specificare i motivi dei 30 giorni.

Vi ricordo inoltre che in caso di problemi, scrivete sempre attraverso raccomandata con ricevuta di ritorno e mettete in copia associazione dei consumatori e l’autorità garante delle telecomunicazioni nel caso in cui pensiate che l’operatore stia violando qualche vostro diritto e/o la sua pratica non è trasparente.

Rilevazione al 22/07/2009 Principali abbonamenti ADSL flat profilo fino a 7 mega e costi di disattivazione
Provider Tipo Abbonamento Costo Abbonamento IVA compresa Costo Disattivazione IVA compresa Clausole Costo indicato in contratto o nel sito Link
NGI F5 power 7 M € 30,00 60,00 NO http://www.ngi.it/f5/contratti/contratto_f5.pdf
Telecom Alice 7 M € 19,95 48,00 Qualora il Cliente receda dal Contratto nel corso del primo anno di durata contrattuale. SI http://www.alice.it/static/pdf/contratti/Condizioni_Gen_Contratto_Alice.pdf
Infostrada ADSL Flat 7 M € 19,95 40,00 SI http://www.infostrada.it/it/gen/pagina21.phtml
Tele 2 ADSL Flat 7 M € 19,90 60,00 SI http://www.tele2.it/tele2/archivi/Contratto_20081209.pdf
Fastweb NavigaCasa € 39,90 49,00 SI http://www.fastweb.it/offerte/domande-e-risposte/?id=60
Tiscali ADSL 8 mega € 19,95 50,00 SI http://moduli.tiscali.it/contratti/download/contratto_adsl_191007.pdf
Eutelia Amelia 7M € 19,50 47,60 Contributo di Disattivazione in caso di rescissione anticipata del contratto nei primi 12 mesi. SI http://www.eutelia.it/images/stories/trasparenza/contributi_di_disattivazione.pdf
Fonte: Siti internet e Assistenza Telefonica/online

Possibile che siamo in pochi a capire lo “stato delle cose ” del nostro paese?

Pubblico l’editoriale di Beppe Grillo uscito sul suo settimanale liberamente scaricabile cliccando qui.

<<I referendum li bocciano o li affossano.
Le proposte di legge popolare le
ignorano. Le consultazioni popolari,
come a Vicenza per la base americana
Dal Molin, le annullano. Le
manifestazioni, anche se autorizzate, le
gestiscono con le forze anti sommossa.
Il nucleare, bocciato dagli italiani, viene
imposto, di nuovo, con protervia fascista.
In Italia due cose non sono permesse.
Partecipare alla vita democratica e
essere onesti. Chi è onesto e vuole
anche partecipare finisce sotto una
lapide. E’ successo a centinaia di italiani.
In luglio si celebra il ventesimo
anniversario della morte di Ambrosoli
ucciso da Sindona, il protetto di
Andreotti. E Andreotti è ancora al suo
posto. Si commemora il diciassettesimo
anniversario della morte di Borsellino e
Falcone. E in Parlamento ci sono
senatori condannati per mafia. Di uno
parlò Borsellino nella sua ultima
intervista. Dell’altro si ricorda un feroce
attacco televisivo a Falcone. Si intitolano
piazze e vie a Craxi il latitante, il ladro, il
protettore di Berlusconi. E lo psiconano è
presidente del Consiglio. Tutto ciò
assomiglia a un incubo, a un mondo
rovesciato. La realtà è così incredibile
che impedisce di prenderla sul serio.
Anzi, viene da ridere, da sganasciarsi.
Come se non ci riguardasse. Più
introducono leggi liberticide, più ci
chiediamo dove possiamo arrivare. Qual
è la linea di confine. Il punto di non
ritorno. Siamo in caduta libera da un
grattacielo. Ad ogni piano tiriamo un
sospiro di sollievo: non era l’ultimo. E’
bello vivere senza pensare al domani. Si
è più leggeri, liberi, senza
preoccupazioni. Come in Paradiso, solo
che si è all’Inferno
.>>

Aggiungo anche un altro articolo sempre uscito sul settimanale.

<<La pubblicità dovrebbe servire per
vendere. In Italia da vent’anni serve per
comprare. E’ un meccanismo semplice e
contorto. Tre frequenze nazionali su
quattro sono assegnate da tempo
immemore a un privato cittadino. Il
soggetto in questione è lo psiconano che
gode delle concessioni di Stato a
condizioni agevolate. Molto agevolate.
Per usarle paga l’uno per cento del
fatturato. E’ come dare in concessione
un nostro appartamento a qualcuno e
accontentarsi dell’uno per cento
dell’affitto che ne ricava. Solo uno
squlibrato o una persona che vuole
ottenere altre contropartite lo farebbe. Il
Governo D’Alema nel 1999 lo ha fatto,
con una legge ad hoc (pag. 32: legge
488, art.27 comma 9, del 23 dicembre
1999).
Il flusso di denaro ottenuto attraverso
Publitalia è stato immenso. Da Publitalia
è derivata Forza Italia. Una creatura
politica pubblicitaria. Che si è sviluppata
con le tecniche di persuasione e di
marketing della pubblicità. Un partito
azienda nato per salvare l’azienda e,
quindi, mantenere e aumentare il flusso
pubblicitario. Anni fa fu predetto che
l’Italia del futuro sarebbe stata plasmata
dalle televisioni e non dai partiti e dalle
ideologie. L’Italia di oggi è invece figlia
della pubblicità. Dei suoi meccanismi. La
pubblicità al potere.
Lo psiconano invita a non fare pubblicità
sui media catastrofisti. E’ come se
dicesse di fare pubblicità solo sui media
ottimisti che negano la verità economica.
In sostanza: i suoi. E’ un piazzista della
pubblicità in un momento di crollo della
pubblicità. Le imprese controllate dallo
Stato come l’ENI, le Ferrovie dello Stato,
l’ENEL pagano fior di capitali in
pubblicità. Quale investimento migliore,
dal punto di vista politico, di Mediaset, la
televisione commerciale del Presidente
del Consiglio? E’ un meccanismo
straordinario. Soldi di imprese pubbliche
finanziano una televisione commerciale
che sfrutta frequenze pubbliche
pagandole a prezzi di saldo. Soldi che
hanno consentito e consentono, la
permanenza al Governo del padrone di
quelle televisioni.
I soldi della pubblicità controllano la
politica, l’informazione, producono
l’omologazione di massa. Avviene in
modo indiretto, per questo non ce ne
rendiamo conto. Il punto di forza di
questo sistema marcio fino
all’impensabile è la pubblicità, usata
come merce di scambio e di potere. Un
riciclaggio di favori, un pizzo legale e
cercato. Non estorto, ma, anzi, offerto.
Una Repubblica Pubblicitaria non poteva
finire che con lo spot becero e triviale
che si svolge sotto gli occhi di un mondo
sbalordito. Loro non si arrenderanno mai
(ma gli conviene?). Noi neppure
.>>

Questo invece è stato pubblicato sul blog di Beppe Grillo.

<<Il PIL dell’Italia nel 2009 secondo Tremorti diminuirà del 5,2%. Il debito pubblico intanto è salito a 1.752 miliardi di euro. In un anno è aumentato di 104 miliardi, di cui 89,6 negli ultimi cinque mesi. Acceleriamo. E perfino uno come Cardia, presidente della Vigilanza di Borsa, ha dichiarato che le imprese rischiano l’asfissia. Da inizio anno le entrate fiscali sono diminuite di 4,5 miliardi. Tremorti è tranquillo. Dopo la finanza creativa ha inventato il linguaggio creativo. Lui vede negli ultimi mesi: “segnali non negativi“. Preparate le pentole argentine.>>

diritto alla rete

diritto alla rete

Oggi 14 luglio a Roma in Piazza Navona alle ore 19, il primo sciopero nazionale dei blogger contro LA LEGGE BAVAGLIO del decreto di legge Alfano.

SCARICAILLOGOEPUBBLICALO

Potete consultare il decreto legge cliccando QUI-

Riporto un articolo pubblicato sul sito dirittoallarete.ning.com

Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da un susseguirsi di iniziative legislative apparentemente estemporanee e dettate dalla fantasia dei singoli parlamentari ma collegate tra loro da una linea di continuità: la volontà della politica di soffocare ogni giorno di più la Rete come strumento di diffusione e di condivisione libera dell’informazione e del sapere. Le disposizioni contenute nel “Decreto Alfano” sulle intercettazioni rientrano all’interno di questa offensiva.

Il cosiddetto obbligo di rettifica imposto al gestore di qualsiasi sito informatico (dai blog ai social network come Facebook e Twitter fino a …. ) appare chiaramente come un pretesto, un alibi. I suoi effetti infatti – in termini di burocratizzazione della Rete, di complessità di gestione dell’obbligo in questione, di sanzioni pesantissime per gli utenti – rendono il decreto una nuova legge ammazza-internet.

Rispetto ai tentativi precedenti questo è perfino più insidioso e furbesco, perché anziché censurare direttamente i siti e i blog li mette in condizione di non pubblicare più o di pubblicare molto meno, con una norma che si nasconde dietro una falsa apparenza di responsabilizzazione ma che in realtà ha lo scopo di rendere la vita impossibile a blogger e utenti di siti di condivisione.

I blogger sono già oggi del tutto responsabili, in termini penali, di eventuali reati di ingiuria, diffamazione o altro: non c’è alcun bisogno di introdurre sanzioni insostenibili per i citizen journalist se questi non aderiscono alla tortuosa e burocratica imposizione prevista nel Decreto Alfano.

La pluralità dell’informazione, non importa se via internet, sui giornali, attraverso le radio o le tv o qualsiasi altro mezzo, costituisce uno dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino e, probabilmente, quello al quale sono più direttamente connesse la libertà e la democrazia.

Con il Decreto Alfano siamo di fronte a un attacco alla libertà di di tutti i media, dal grande giornale al più piccolo blog.

Per questo chiediamo ai blog e ai siti italiani di fare una giornata di silenzio, con un logo che ne spiega le ragioni, nel giorno in cui anche i giornali e le tv tacciono. E’ un segnale di tutti quelli che fanno comunicazione che, insieme, dicono al potere: “Non vogliamo farci imbavagliare”.

Invitiamo quindi tutti i cittadini che hanno un blog o un sito a pubblicare il 14 luglio prossimo questo logo e a tenerlo esposto per l’intera giornata, con un link a questo manifesto. – scarica il logo banner.jpg

Non si tratta di difendere la stampa, la tv, la radio, i giornalisti o la Rete ma di difendere con fermezza la libertà di informazione e con questa il futuro della nostra democrazia.

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